Visualizzazione post con etichetta Michail Schwartz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michail Schwartz. Mostra tutti i post

sabato 1 novembre 2014

La Leopolda, il Partito e la voglia di studiare che non ho. Una breve riflessione.




Lo so, dovrei lavorare ad un progetto per l’università. Dovrei fare tante cose a dire il vero. Ma oggi proprio non ce la faccio. Dunque ho pensato bene anch’io di gettarmi nella discussione divampata recentemente attorno ai cambiamenti che stanno percorrendo il Partito Democratico, in particolare dopo lo svolgimento della quinta edizione della Leopolda.

Al netto di tutto ciò di cui si è discusso recentemente in merito alla kermesse renziana, una credo sia la domanda più interessante da porsi, e da cui partirò per il mio ragionamento: se la Leopolda è sempre stata il trampolino utilizzato da Renzi per farsi spazio all’interno della politica italiana, il megafono per amplificare il proprio pensiero e veicolare dietro di lui il consenso sempre più crescente degli italiani, che cos’è stata quest’anno, ora che il buon Matteo è diventato presidente del Consiglio? Insomma, se di trampolini non ha più bisogno in quanto è arrivato dove voleva, e di megafoni nemmeno, in quanto già ampiamente coperto dai media nazionali, che funzione può avere la Leopolda all’interno del disegno renziano?

domenica 22 luglio 2012

Toward a European Identity: The importance of a common political space.

L'articolo che pubblico qua sotto è stato scritto originariamente per essere integrato all'interno di un nuovo blog (http://insearchofeurope.wordpress.com/)che si prefigge di investigare le cause e raccogliere spunti per arrivare all'individuazione dei fattori necessari a favorire la costruzione di un'identità Europea. Un punto di vista differente da quello funzionalista, fatto di integrazione economica e apertura dei mercati, fino ad ora utilizzato per indicare il processo di formazione di uno stato europeo. Un punto di vista imprescindibile per poter pensare ad una costruzione in grado di contenere culture e popoli così diversi all'interno di un'unica cornice sopranazionale.

lunedì 9 aprile 2012

Un nuovo principe per l'Italia di domani?

(di Michail Schwartz)

Mi è capitato recentemente di rileggere un interessante articolo di Edoardo Campanella su Project Sydicate dal titolo Italy's last Democratic Despot. Nel pezzo l’autore fa un curioso confronto tra la figura di Silvio Berlusconi e il famoso Principe descritto nell’omonimo libro da Niccolò Macchiavelli. L’accostamento nasce dalla considerazione dell’autore di come l’Italia e in particolar modo gli italiani abbiano sempre avuto un debole per le figure autoritarie, imperatori, duchi, principi illuminati, in grado di garantire ad essi la sicurezza (o per lo meno l’illusione di essa) verso le turbolenze del mondo esterno.
L’autore poi si sofferma sulla figura di Berlusconi tracciando un quadro della sua carriera politica attraverso le caratteristiche peculiari affibbiate da Macchiavelli al suo Principe.

giovedì 26 gennaio 2012

Primarie sì, ma non toccate il premio di maggioranza!

(di Michail Schwartz)

La questione “legge elettorale” sta diventando ormai sempre più impellente. Dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale di entrambi i quesiti referendari e il monito del Presidente Napolitano ad affettarne il processo di riforma, il dibattito si e’ acceso sempre più, fomentato soprattutto da una forte richiesta proveniente dal basso.

venerdì 13 gennaio 2012

Oltre al Referendum: proposte concrete per una migliore legislazione elettorale.

(di Michail Schwartz)

12 Gennaio 2012 – Oggi, con una decisione che lascerà dietro di se non pochi strascichi, la Corte Costituzionale ha bocciato entrambi i quesiti posti dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, sia quello che chiedeva l’abrogazione totale della Legge Calderoli (il cosiddetto Porcellum), sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti.

Riguardo le motivazioni che mi hanno spinto a non mettere la firma sul quesito referendario ho già parlato in un altro articolo su questo blog, ma ora, visto anche lo spostamentto del dibattito dalle piazze al Parlamento, e’ giunta l’ora di una riflessione un po’ più profonda sulla forma, la struttura e l'articolazione che dovrebbe avere la nostra legislazione elettorale, in vista di una riforma che si fa sempre più vicina.

domenica 8 gennaio 2012

Primarie queste sconosciute: breve viaggio all’interno del sistema americano.

(di Michail Schwartz)


Con le primarie del 4 Novembre svoltesi in IOWA e’ definitivamente partita la rincorsa alla Casa Bianca. A partire infatti dalle votazioni che hanno visto prevalere, anche se di pochissimo, il candidato Mit Romney, i vari candidati Repubblicani si sfideranno stato per stato per decretare chi si contrapporrà al Presidente Uscente Obama il prossimo 6 Novembre.
Con l’inizio della “stagione delle primarie” l’attenzione dei media s’e’ fatta sempre piu’ forte e le notizie riguardanti la politica statunitense sempre più insistenti e approfondite.
Quello che cerchero' di tracciare con questo pezzo è un quadro completo sulla struttura delle primarie, uno strumento politico che proprio in America trova rilevanza maggiore e che solo ultimamente ha trovato più ampio spazio all’interno dei sistemi partitici europei, rilevanza causata da una maggior domanda di partecipazione e di democrazia interna alla vita politica da parte della cittadinanza.

venerdì 4 novembre 2011

Matteo Renzi: breve antropologia di un populista di centro(destra).

(di Michail Schwartz)


Ormai s’è già scritto di tutto, molto parole sono state spese per Matteo Renzi ed il suo Big Bang fiorentino, tutte le maggiori testate nazionali l’hanno sbattuto in prima pagina e i dibattiti sul web sono solo iniziati; insomma, e’ stato (mediaticamente) un successo. La convention che ha portato piu’ di 5 mila persone nel capoluogo toscano per avanzare un progetto di rinnovamento all’interno della classe politica della sinistra ha creato un vero e proprio caso, nonché un piccolo terremoto tra le fila amiche. Non tutti infatti, all’interno del centrosinistra, si sono espressi calorosamente nei confronti del “rottamatore fiorentino”: Bersani ha parlato di “stupidaggine di dimensioni cosmiche” riferendosi alla tanto decantata distinzione giovani – vecchi, vero e proprio cavallo di battaglia dei rottamatori, mentre il leader di SEL Nichi Vendola lo ha liquidato con un secco “incapace di porre il tema della fuoriuscita dal disastro che il liberismo, in un trentennio, ha compiuto nel mondo intero”. Insomma non certo un’accoglienza calorosa per chi si propone come guida alla svolta nel panorama politico italiano. La mia riflessione però vuole partire da un commento rilasciato da Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, il quale, a seguito della convention fiorentina, ha dichiarato: “Renzi è un ottimo candidato per le primarie del centrodestra. Ha dei modi dannunziani che confermano l'egemonia culturale del berlusconismo”, parole che sintetizzano bene quello che e’ a mio avviso il profilo Renziano. 
Innanzitutto Matteo Renzi e’ il classico prodotto della cultura berlusconiana che ci egemonizza ormai da un ventennio. La sua mediaticità e la sua gestualità rituale, fatta di sms, iPhone e portatili onnipresenti (evidentemente ben sfruttati a livello mediatico[link]) è sì il frutto di un nuovo agire politico dettato dalla rivoluzione digitale, ma è allo stesso tempo sfruttata in maniera tale da attirare l’attenzione dei media e dell’audience inevitabilmente sulla sua persona, l’attrazione principale, il rottamatore per eccellenza, il nuovo volto della sinistra. L’uso estremamente personalistico del suo carisma e la tendenza ad accentrare su di se l’attenzione oltre che la “guida del vapore” non può che essere il frutto di una mentalità e di una cultura politica figlia del berlusconismo. L’impressione è che Renzi non sia semplicemente uno fra i tanti impegnati nel cambiare la mentalità del nostro paese, ma un aspirante leader, voglioso e desideroso di elevarsi a ruolo di guida di questo cambiamento. La contraddizione e’ presto servita: da vent’anni ormai la politica italiana e’ fatta di eroi, salvatori della patria, personaggi che costruiscono attorno alla loro persona movimenti e partiti per poi andare alla conquista di questo benedetto cambiamento, come può esso avvenire per mano di chi fa suo lo stesso modus operandi fino ad ora utilizzato? 
“Matteo Renzi, il sindaco che la destra ci invidia”. Questo e’ solo uno dei tanti epiteti rivolti al primo cittadino di Firenze da un po’ di tempo a questa parte, forse il più gentile. L’apertura dei negozi il Primo Maggio, il NO al referendum sull’acqua, l’uso di un linguaggio violento («dirigenti da rottamare», «dinosauri da estinguere»), l’idea che la politica sia essenzialmente un costo per i cittadini e il si al nucleare (passando per la visita ad Arcore e per il famoso “con Marchionne senza se e senza ma”) non lasciano molti dubbi sulla sua inclinazione ideologica, se non proprio di destra, sicuramente liberalconservatrice, dando l’impressione di volersi ritagliare uno spazio al centro più che a sinistra dello spettro politico (qualcuno comincia a parlare non a caso di “populismo di centro”). Il tutto chiaramente stride con la sua appartenenza partitica e soprattutto con l’elettorato al quale si ostina rivolgersi, un elettorato al quale propone una lista di 100 punti, molti dei quali non fanno che rimarcare questa sua atipica inclinazione al progressismo (diritto allo studio finanziato dalle banche, abolizione del valore legale del titolo di studio, nazionalizzazioni sfrenate ecc.). 
Il terzo aspetto che lo distingue è il rapporto con il partito, mantenuto per lungo tempo a livelli di insofferenza reciproca e sfociato ultimamente in scontri e strappi di una certa rilevanza (basti pensare all’ultima direzione metropolitana della sua città, Firenze [link]). Il problema principale non è assolutamente il piano di riforme che ormai da due anni sta portandosi dietro, anzi, ben vengano idee fresche. Il problema vero è il modo in cui queste vengono proposte e soprattutto il modo in cui lui stesso, Renzi, si pone nei confronti del Partito. Personalmente ritengo che il PD abbia un estremo bisogno di volti nuovi input innovativi e soprattutto di una sostanziosa dose di mediaticità, ma non credo che il modo giusto per apportare un contributo sia quello di correre da soli e non partecipare al dibattito interno. La convention dei giorni scorsi non e stata assolutamente percepita come un evento al quale, come minimo, fosse presente anche il partito; di esponenti se ne son visti pochi, alcuni sono stati censurati, di simboli manco a parlarne. Credo che un conto (per usare le parole di Bersani, prontamente travisate da Renzi) sia mettersi a disposizione del partito per sollevare nuove proposte e rinnovare il parco idee, mentre un altro conto sia accendere i riflettori sulla propria persona, utilizzare toni duri e parole pesanti contro i vertici e presentarsi in solitaria alla guida del cambiamento. Il cambiamento (appurato che sia necessario) deve avvenire attraverso il partito, non ai danni del partito. Se Renzi ha vere proposte di rinnovamento (magari un po’ più articolate e meno populiste dei famosi 100 punti) l’Assemblea Nazionale sarà più che felice di farle proprie e di discuterle assieme a Renzi stesso e magari pure con gli altri 2000 e più giovani (solo alla convention di Napoli) che allo stesso tempo provano ogni giorno a cambiare questo paese senza far uso abusivo della leva partitica. Se poi alla fine di questa ipotetica grande discussione interna, il buon Matteo decidesse pure di candidarsi alla guida del partito, nessuno glielo impedirà, ma solo al termine del mandato dell’attuale segretario, Pierluigi Bersani, eletto col consenso della maggioranza degli iscritti tramite primarie e, come da statuto, candidato premier del Partito Democratico.
In alternativa può sempre uscire dal PD, crearsi un suo partito personale e andare avanti nella sua battaglia per il cambiamento del paese, con gli stessi modi e gli stessi strumenti che il paese già conosce da ormai un ventennio
.

lunedì 24 ottobre 2011

Partito Democratico e Vocazione Maggioritaria: Se non ora, quando?

(di Michail Schwartz)

Il 14 Ottobre del 2007, dalla fusione di Margherita e DS, nasceva il Partito Democratico e lo stesso giorno, a seguito di elezioni primarie, veniva eletto il suo primo segretario: Walter Veltroni; ma su un luogo e una data in particolare vorrei volgere l’attenzione in questo articolo: Orvieto, 19 Gennaio 2008.

lunedì 17 ottobre 2011

Ceto politico italiano, un problema di formazione della classe dirigente.

(Michail Schwartz)

Ormai se ne sono accorti tutti, anche il governo, e’ tempo di crisi. E insieme alla crisi cresce pure il malcontento popolare. Come spesso accade il sentimento di ribellione, sospinto da numerose e forti correnti populistiche,  si è accanito contro la classe politica in toto, da destra a sinistra senza distinzione alcuna. In nostri parlamentari, i nostri senatori e in particolar modo il nostro governo, sono accusati di condurre una vita troppo agiata per il momento difficile che attraversa il paese. Una vita fatta di stipendi gonfiati, privilegi da casta e pensioni a dir poco generose, il tutto a fronte di una scarsa produttività, come testimonia la confusione che regna all’interno del governo mentre cerca di varare una manovra d’emergenza per far fronte alla grave crisi attuale e come testimoniano le numerose poltroncine costantemente lasciate vuote dai parlamentari inadempienti. Il tutto, come già detto, in un periodo in cui sarebbe più apprezzabile uno sforzo collettivo per dare un segnale al paese, come a dire "anche noi cerchiamo di metterci la nostra parte" (se non altro quella).

Perche' "NO" al referendum

(Michail Schwartz)

Dopo il successo dello scorso 12 Giugno grazie al quale si è detto no alla privatizzazione dell’acqua, al legittimo impedimento e al nucleare, l’ondata referendaria torna alla carica con una nuova battaglia: l’abolizione dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”, per tornare a quella precedente, il cosiddetto “Mattarellum”.